Il Castagneto di Rezzago, o Selva di Enco, è un pianoro verde di circa 20 ettari con più di 1400 alberi di castagno, molti dei quali ultracentenari. Il Castagneto è uno dei più importanti della Lombardia, è stato per secoli una risorsa preziosa per la comunità locale, non solo come fonte di legname e cibo, ma anche come parte integrante del locale sistema agro-silvo-pastorale. Ha rappresentato il cardine della economia rurale dei Rezzaghesi, che hanno conservato per noi sino ad oggi questo prezioso gioiello.

Oggi il Castagneto, decaduta la sua rilevanza come risorsa economica, va conservato come oasi incontaminata di biodiversità, minacciata su vari fronti: dal cambiamento climatico, alle malattie delle piante, dalla difficile manutenzione del soprassuolo fino allo scarso senso civico di alcuni.

Una passeggiata nella Selva, in ogni stagione, è sopratutto una occasione di “buone esperienze” sensoriali (silenzio, relax, contatto con la natura e le sue forme di vita) e fisiche (salubrità dell’aria, attività motoria, esplorazione del territorio).

Cogliamo l’occasione di apprezzare, fintanto che sarà possibile, la bellezza del paesaggio castanicolo, le emozioni trasmesse dai colori, dalle forme, dai profumi del paesaggio.

Grappolo di ricci nel Castagneto di Enco

La Selva di Enco conserva ancora l’antica consuetudine dello Ius Plantandi, che distingue la proprietà del suolo da quella dell’albero.

Gli alberi sono di proprietà delle singole famiglie del Comune di Rezzago; il terreno invece resta di proprietà del Comune. Lo jus plantandi è un antico diritto che accordava la facoltà di piantare e coltivare sul terreno comunale alberi di castagno, e di godere dei frutti, del fogliame e della legna.

Queste famiglie pagano ancora oggi al Comune un canone annuo per ogni pianta. Per poter riconoscere le piante ad ogni famiglia veniva assegnato un numero, ancora oggi riportato da un piccolo cartello identificativo su alcuni tronchi. Il canone annuo garantisce alla famiglia il diritto di raccogliere i frutti dei propri alberi.

La raccolta delle castagne da parte degli “ospiti raccoglitori”, quindi, va considerata come gentile concessione della comunità, nel limite raccomandato dal Comune di 5Kg di raccolta per persona. Un gesto di attenzione e ringraziamento non solo per le generazioni di Rezzaghesi che ci hanno tramandato e ci permettono oggi di usufruire di questa preziosa risorsa, ma anche di rispetto per gli altri “ospiti raccoglitori”.

Se ciascuno rispetterà questo limite, tutti potranno beneficiare di una serena giornata immersi nella natura, e tornati a casa assaporare il ricordo di uno dei suoi frutti più antichi.


Le castagne fresche sono delicate: se non trattate, rischiano di ammuffire o ospitare parassiti. Ecco i metodi più semplici:

Curatura in acqua (metodo tradizionale cosiddetto della “novena”)

  • Immergete le castagne in acqua fredda per 9 giorni.
  • Ogni giorno eliminate quelle che galleggiano.
  • Cambiate l’acqua: a metà nei primi 4 giorni, completamente dal 5° al 9°.
  • Poi scolatele e fatele asciugare bene per 2–3 giorni.
  • Così possono conservarsi anche per 2 o 3 mesi in cassette di legno o sacchi di juta.

Conservazione in frigorifero

  • Riponetele crude, con la buccia integra, nel cassetto frutta/verdura.
  • Potrete utilizzarle entro 3 o 4 settimane.

Congelamento

  • Lavatele, asciugatele e praticate una piccola incisione.
  • Potete congelarle anche già cotte (sia arrostite che lessate).
  • Mettetele in sacchetti gelo e riponetele in freezer.
  • Potrete utilizzarle entro 10 o 12 mesi.

Essiccazione (metodo antico)

  • Stendetele al sole per settimane, ritirandole la sera.
  • Una volta secche, si possono conservare fino a un anno.
  • Prima dell’uso vanno reidratate in acqua tiepida.

Le castagne non sono solo caldarroste: fanno parte di una tradizione culinaria ricchissima.


Birööl (termine dialettale comasco per indicare le caldarroste):


Le classiche castagne arrostite sul fuoco, simbolo delle sere d’autunno in compagnia.


Farüü (termine dialettale comasco per indicare le castagne bollite; deriva dal verbo dialettale far, cioè “fare” o “cuocere”, con una forma che richiama il participio passato o il gerundio dialettale):


Lessate in acqua salata, semplici e nutrienti.


Pelée o Pelàa (termine dialettale usato nel Triangolo Lariano per indicare le castagne bollite e sbucciate):


servite calde, spesso con un filo di latte.


Castagne e latte Piatto povero ma sostanzioso:

castagne lessate immerse nel latte caldo, tipico delle colazioni contadine.


Zuppa di ceci e castagne:


Un comfort food autunnale, ricco e saporito.


Marmellata o crema di castagne:


Dolce spalmabile, ottima per crostate o da gustare a colazione.


Torta di farina di castagne:


Variante locale del “castagnaccio”, arricchita con pinoli, uvetta e rosmarino.